Intervista a Fabi, Silvestri, Gazzè

Fabi-Silvestri-Gazzè: "Un progetto che ci ha arricchito"

Intervista ai tre cantautori romani

Amici da sempre, musicisti di primo piano, moderna leva del miglior cantautorato romano, cantanti tra i più apprezzati dal pubblico italiano e non solo. Fabi-Silvestri-Gazzè hanno “approfittato” della loro forte amicizia per trasformare in note una passione per la musica che li accomuna. Il risultato? Un disco, “Il Padrone della festa”, un lavoro unico, raro, eccezionale a cui ha fatto seguito un tour europeo “intimo”, in piccoli locali per rivivere l’atmosfera del loro esordio musicale, assaggio della festa live che dal 14 novembre, da Rimini, porterà i tre in giro per i palazzetti d’Italia.    

 

Dopo aver girato l’Europa finalmente tornate a giocare in casa con la tournée italiana che parte il 14 parte da Rimini. Pronti?

G: Il tour europeo è stato bellissimo perché ci ha dato la possibilità di ricominciare da dove ci eravamo lasciati anni fa, un’esperienza che ci ha riportato alle origini. Abbiamo girato nei locali più piccoli, un’atmosfera intima con solo noi tre sul palco: io al basso, Niccolò alla chitarra e Daniele al pianoforte. È stata l’occasione per riaffiatarci e prepararci a quello che sarà il tour italiano nei palazzetti dove saremo in nove sul palco e i live saranno un po’ più complessi.    

 

Doppio appuntamento qui a Roma, il 18 e 19 novembre. È ovvio che, viste le vostre origini, non sarà un concerto come tutti gli altri.

Il pubblico di Roma è sempre unico e il fatto che abbiamo esaurito le disponibilità per entrambe le date è dimostrazione di grande affetto. Raddoppiare il Palalottomatica è un segnale molto forte. Cercheremo di ricambiare con quello che sappiamo fare meglio, con grande gioia ed entusiasmo.

 

Chi ha visto almeno uno dei vostri concerti di Roma avrà notato che spesso, singolarmente, vi invitate a vicenda sul palco. Ora che siete tutti e tre insieme, chi ospiterete?

G: Portiamo noi stessi (ride, ndi). Abbiamo deciso di fare questo progetto insieme non per suonare nei palazzetti, ma per il gusto di suonare insieme. È stato un crescendo. Prima il viaggio in Sudan, poi la canzone, l’album e ora i palazzetti. Ma tutto in maniera consequenziale e naturale. Ho il piacere di condividere il palco con Daniele e Niccolò e non ho bisogno di nessun altro. Sicuramente verranno a trovarci degli amici che vorranno vedere il concerto che sarà unico, anche perché non sarà ripetibile. Da gennaio in poi ognuno continuerà per la sua strada. 

 

Voi siete amici da sempre. Come ne è uscita la vostra amicizia dopo questi mesi di lavoro fianco a fianco?

G: L’amicizia si è rinforzata. Siamo cresciuti rispetto a quando ci si frequentava più spesso vent’anni fa, ma questa esperienza di un anno è servita a conoscerci meglio e i nostri rapporti si sono rinforzati e abbiamo generato un modo di lavorare assolutamente compatibile. Abbiamo messo a disposizione le nostre esperienze per il bene di un progetto comune.   

 

Potrebbe quindi non essere una rarità questo progetto?

G: Lo è di fatto una rarità. Non ce ne saranno altri. È un progetto unico e tale sarà. Lo sappiamo tutti che sarà così e chi verrà a Roma vedrà una cosa che non si ripeterà mai più.

 

Ma a chi è venuta l’idea di metter su questo super gruppo di romani e perché ora visto che vi conoscete da anni? E quali le difficoltà maggiori che avete incontrato nell’assemblare i vostri tre mondi musicali?

F: difficoltà non ce ne sono state. Per fortuna abbiamo una naturale complementarietà sia nel suonare che nello scrivere. È una cosa questa che ci aspettavamo sin dall’inizio. Conoscevamo i nostri caratteri ed era già chiaro cosa poteva essere. Poi è ovvio che la quotidianità e lo stare molto tempo insieme poteva creare delle difficoltà, ma fortunatamente non è stato così.

 

Chi ha messo cosa nel disco?

F: Credo che non sia bello nemmeno svelarlo fino in fondo. Anche per l’ascoltatore che in ogni canzone può cercare di riconoscere l’ingrediente apportato dall’uno e dall’altro. Ingredienti che variano da brano a brano. Però se vogliamo schematizzare, io tendo a occuparmi più dell’aspetto melodico delle canzoni, Daniele più dell’aspetto armonico e Max più della sonorità. Sui testi abbiamo lavorato in quattro diciamo, tenendo conto del fatto che Max scrive i suoi pezzi insieme al fratello.      

 

Una volta chiuso l’album, avete fatto un ascolto collettivo o avete voluto “godervi” il frutto singolarmente? E qual è stata la sensazione al primo ascolto?

Il disco l’abbiamo sentito centomila volte insieme (ride, ndi) e poi c’è stato, come capita sempre, un ascolto privato. Ovviamente come accade sempre ti viene da pensare a cosa si poteva fare meglio, cosa aggiungere, quale strumento poteva essere più alto rispetto a un altro. Ma la verità è che dopo 4-5 ascolti, ti rendi conto che il disco è un’opera intoccabile a prescindere dai tuoi dubbi o desideri. 

 

Voglio stuzzicare un po’ la vostra amicizia perfetta. Ma davvero è stato tutto così naturale e senza contrasti?

S: vorrei avere il coraggio di dire qualcosa di brutto, ma non è così. La verità è che davvero siamo andati avanti solo per il piacere di lavorare insieme. In questo senso non rivendico tanto l’amicizia che ce l’ha permesso, quanto la maturità. Nessuno ha sentito bisogno di esaltare il proprio ego, ma piuttosto tutti e tre sentivamo il bisogno di annullarci un po’ per qualcosa che fosse più grande di ognuno di noi singolarmente. Quella maturità di aver scelto di intraprendere questo percorso per noi e non per contratto o perché qualcuno ce lo ha chiesto, ma per crescere umanamente prima e artisticamente poi, insieme.

 

Visti i dati di vendita del disco e i biglietti staccati, non vi spaventa, una volta finito tutto, il dover fare il salto indietro e tornare alla quotidianità e alla vostre carriere soliste?

S: Paura forse no. Ce lo siamo chiesti però è anche vero che se abbiamo affrontato un tour europeo da soli in spazi piccoli non è un caso. Quella è la dimensione che ci appartiene di più ed è stato un tornare alle origini con piacere essendo nati su dei palchi piccolissimi. Forse è più una certa deresponsabilizzazione che c’è nel condividere il tutto, dal palco alla comunicazione in generale, con due che hanno lo stesso ruolo ogni singolo momento. Lo stare insieme, questo dividerci tutto in tre, il peso, le responsabilità, ma anche la condivisione come valore aggiunto, quello sì che potrebbe mancarci. Per il futuro non mi sento di escludere nulla. Mi sembra giusto aver pensato questo disco come un’opera unica, ma questo non vuol dire che possa ripetersi in futuro. Potremmo ancora passare del tempo insieme, ma non per forza per fare un disco, ma anche solo per un concerto o per un viaggio che è una cosa che ci accomuna e viene naturale a tutti e tre.   

 

Questa esperienza può quindi considerarsi un valore aggiunto per ognuno di voi?

S:Tutti ne usciamo arricchiti. Ognuno di noi ha un’enorme voglia di riprendere il proprio percorso personale non perché ci sia mancato, ma perché il lavorare insieme, il realizzare il disco insieme, ci ha dato tanto sia guardando l’altro ma anche guardando se stessi. Per fare questo lavoro tutti abbiamo interrotto dei discorsi che stavamo coltivando singolarmente, che nel mio caso era in stato avanzato visto che stavo per uscire con un disco nuovo, e non vedo l’ora, e credo che sia così anche per Max e Niccolò di vedere come sarà riprendere in mano i nostri percorsi. Ne usciamo comunque arricchiti, al di là degli esiti. Artisticamente è una novità e tutti e tre ce la portiamo dentro.       

 

Tra i brani di “Padrone della festa” c’è n’è uno che, nel titolo, ha un rimando sportivo “Zona Cesarini”. A questo punto vi chiedo se seguite il calcio?

G: Di recente sono andato a vedere quella drammatica partita contro il Bayern Monaco, ma non sono uno di quei super tifosi che va allo stadio tutte le domeniche. È comunque la mia squadra del cuore e vedo le partite alla tv con mio figlio. Ne approfitto per fare un grande in bocca al lupo alla Roma perché ha delle grandi potenzialità per crescere e acquisire quell’equilibrio che serve alla squadra. Non manca molto e presto ci arriverà e sarà veramente forte, forte.   

 

Se la Roma vince lo scudetto vi farebbe piacere di far festa al Circo Massimo magari con un vostro live?

G: Mi faccio portavoce per tutti e se la Roma diventa campione d’Italia prometto che faremo un concerto e faremo cantare tutti quanti anche Totti e De Rossi al grido di “Fatece largo che passamo noi”. Magari, sarebbe bellissimo. 

 

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